Nel mondo Occidentale di metà Ottocento la questione del magnetismo animale, o Mesmerismo – dal nome del suo ideatore, il medico tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815) – riguardava una teoria ben nota che se, da un lato, aveva già dato impulso agli studi sull’ipnosi di James Braid (1785-1860), dall’altro si portava dietro l’etichetta di pseudoscienza, appioppata e non senza motivazione, dall’Accademia francese, con tutto ciò che ne era conseguito in fatto di reputazione presso i circoli intellettuali più vicini a posizioni razionaliste.
Negli USA, essendo già vivo l’interesse per il contatto con l’aldilà , i medium che giravano il paese riempiendo teatri e raccogliendo talvolta ingenti fortune imputavano gli effetti prodotti durante le sedute – fra i quali si annoveravano la rotazione o il movimento dei tavolini – all’esistenza di fluidi vitali capaci di valicare i limiti della vita umana.
In territorio italiano e, per la precisione a Milano, nel 1853 uscirono almeno due libri dedicati al fenomeno dei tavoli semoventi: uno fu lo scherzo comico in un atto di Giuseppe Buccellati intitolato “Tavolo semovente”, l’altro il trattatello sul medesimo argomento di Giuseppe Terzaghi.
A riprova che Trieste, pur non trovandosi allora in Italia, era una città dove le notizie arrivavano di prima mano, nel 1853 compare anche il resoconto sui tavoli semoventi di Carlo Vigilio Rupnick, direttore dell’Osservatore Triestino, il quale, come vedremo, raccontò alcuni suoi esperimenti su questo fenomeno singolare e affascinante, diffusosi nei salotti del Vecchio Continente alla velocità di un’epidemia.
Il mood del periodo, insomma, tendeva alla curiosa applicazione di metodi scientifici a situazioni “spirituali” e da lì a breve tale attitudine avrebbe favorito l’incrocio del Mesmerismo con alcune dottrine filosofico-religiose come lo Spiritismo reincarnazionista, mentre lo stesso Ipnotismo si sarebbe sviluppato in seno alla Psichiatria e alla Psicoanalisi, dando vita a forme di trattazione dei disturbi mentali che, nel corso del tempo, come accadde con i tavoli semoventi, avrebbero conquistato tutta Europa, Trieste compresa.
Prefazione: Lisa Deiuri











